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SAN VITO LO CAPO "ARCHEOLOGICA"
"SCAVI ALLA GROTTA DELL'UZZO"

 

Le condizioni che hanno provocato le grosse frane indicano una intensità di clastizzazione paleoclimatica ben diversa dalle successive riprese che specialmente nel mesolitico hanno prodotto gli orizzonti di pietrisco.

Gli strati intercalati essenzialmente composti da argille rosse potrebbero interpretarsi quali residui di paleosuoli allora richhi di humus per la presenza di copertura forestale testimoniata dalla tipica associazione faunistica trovata.

All'inizio dei lavori per tutta la superficie orientale del deposito si è proceduto ad una quadrettatura di un metro di lato onde poter eseguire uno scavo sistematico a coordinate. L'ubicazione delle trincee di scavo è indicata nella fig. 1.

Nella trincea A al di sotto dei primi 55 cm. rimaneggiati sono stati eseguiti 29 tagli del deposito in posto per una profondità di m. 2,5.

Sono stati individuati tre orizzonti culturali principali. I primi due sono caratterizzati da abbondanti resti di fauna riferibili a poche specie. Risulta dominante un cervide di piccola taglia associato a cinghiale rappresentato generalmente da individui giovani e giovanissimi, la cui frequenza è ca. un terzo rispetto al cervo. Più rari Vulpes, Erinaceus, Meles. La microfauna è rappresentata per la maggior parte da Microtine, Apodemus, Glys e Soricidi. L'Avifauna è presente in tutti i livelli e comprende Columbidi, Corvidi (Pyrrhocorax) e Gallinacei.

Particolarmente abbondanti sono i molluschi marini, quasi esclusivamente rappresentati da Trochi (Monodonta turbinata) e Patelle, rara la Patella ferruginea. Un certo interesse è costituito dall'abbondanza di chele di crostacei brachiuri.

Dal primo orizzonte provengono resti di ossa umane: un frammento di calotta cranica e di osso iliaco di un giovane individuo.

L'industria di questi primi due orizzonti è caratterizzata da numerose encoches e denticolati; presenti in picclo numero i geometrici: triangoli e semilune; i dorsi e le troncature. Tra i grattatoi prevalgono quelli frontali lunghi spesso adiacenti ad ampie encoches ritoccate, caratterizzati generalmente da un fronte molto ridotto. Più rari i bulini. Da notare in tutti i tagli la frequenza dei nuclei e l'estrema abbondanza di schegge e scarti di lavorazione. L'industria è ricavata da ciottoli di selce e solo eccezionalmente di quarzite.

Molto povera l'utilizzazione dell'osso, rappresentata da qualche rozzo punteruolo e da una spatola. Sono presenti anche alcune conchiglie di Columbella forate per uso ornamentale. Esiste una certa diversità fra questi due orizzonti, data da una minore presenza nel secondo di encoches ritoccate e dalla sostituzione dei grattatoi precedentemente descritti con forme più regolari a fronte più larga.

Il terzo orizzonte è incluso in un terreno a più rilevante componente argillosa con minor pietrisco e di colorazione rossa. Sia la sua posizione stratigrafica, che i resti faunistici e litici, indicano un profondo cambiamento ambientale e culturale rispetto ai due precedenti livelli descritti. Una caratteristica evidente è data dalla netta diminuzione dei molluschi marini, dei quali resta presente solo la Patella ferruginea. L'avifauna è in sensibile aumento ed è rappresentata da un maggior numero di specie. Fra i grossi mammiferi compaiono i Bovidi. L'industria è più scarsa ed è caratterizzata dall'assenza dei geometrici, diminuisce il gruppo dei denticolati e delle encoches, aumentano in percentuale i bulini e i grattatoi frontali su lama.

Nella trincea C, esplorata per una profondità di ca. 1 m., il deposito si è presentato in posto dopo pochi cm. L'industria e la fauna possono essere correlate con i primi due orizzonti della trincea A.

L'unico cambiamento nella stratigrafia si nota alla base ove il deposito diventa più argilloso e praticaente sterile per uno spessore di cm. 20.

Quest'ultimo livello corrisponde probabilmente per la sua natura allo strato che include nella trincea A il terzo orizzonte culturale.

A 1 m. di profondità è stata rinvenuta una duplice sepoltura riferibile agli orizzonti mesolitici. I due inumati giacevano in una fossa elissoidale scavata nella parte più profonda del deposito mesolitico ed in parte nell'ultimo strato sterile di base.

I due scheletri giacevano uno sull'altro: il sottostante in posizione supina con gli arti inferiori leggermente ripiegati, il superiore in posizione rannicchiata sul fianco destro, era disposto trasversalmente al primo sul toracedel medesimo (figg. 2 e 3). Le due posizioni erano state ricoperte da grosse pietre. Le numerose selci e un canino strofico di Cervo contenuti nel riempimento della fossa non costituiscono elementi di corredo funebre.

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